Code

La coda di topo è forse l’elemento più affascinante che compone l’attrezzatura da mosca. Questo è dovuto principalmente al suo profilo e al materiale con cui è costruita che la fanno distinguere enormemente dalle altre tecniche.


per gentile concessione di Massimo Magliocco
e della fly fishing masters.

La coda di topo come la conosciamo oggi, è il risultato di decenni di studi e di test che con il tempo hanno dato a questa ‘lenza’ sempre di più i giusti equilibri in relazione ai profili e le giuste qualità sia di galleggiabilità che di affondamento in quelle dei materiali. Ma se andiamo a ritroso nel tempo fino ad arrivare agli albori delle prime code di topo, ci accorgiamo che queste erano costruite con del materiale ‘naturale’ a causa della ignoranza, intesa come non conoscenza, di materiali sintetici idonei ad un ideale realizzazione della coda. Il materiale che più si addiceva allo scopo era il crine di cavallo assolutamente maschio onde evitare indebolimenti dovuti al contatto con l’urina nelle femmine.

Questi crini venivano sapientemente tessuti tra di loro fino a formare, diminuendo in modo appropriato il loro numero, le conicità che davano l’equilibrio giusto alla coda. La lunghezza totale variava dai 12 ai 18 metri poiché le attrezzature di allora erano formate da canne fisse e di conseguenza anche la tecnica di lancio doveva inevitabilmente adeguarsi a queste attrezzature. Anche nel nostro paese queste code venivano già utilizzate, come ad esempio in Valsesia dove ancora oggi resiste fortunatamente la cultura di questo tipo di pesca a mosca detta appunto ‘Valsesiana’ che racchiude in se una cultura non solo alieutica. Ma con il passare degli anni, intorno al XVII secolo, dal crine di cavallo maschio si passò alla più morbida e forse più duttile seta che aveva il grosso vantaggio di poter essere più facilmente lavorata. Di conseguenza anche la tecnica di lancio ebbe una graduale evoluzione dando origine con il tempo, anche a canne più corte. Le code di seta, debitamente apprettate con olio sia per farle galleggiare che per dar loro una piccola protezione, hanno dominato la scena fino alla comparsa dei materiali sintetici che sostituendole gradatamente, hanno dato il via ad una nuova era delle code di topo. Con l’avvento di questi materiali, si è inevitabilmente aperto un ventaglio di possibilità ai costruttori in relazione alla progettazione, che prima per ovvi motivi non era possibile. In effetti il grande pregio del materiale sintetico era ed è tuttora appunto quello di poter essere modellato come meglio si crede e quindi l’ingegno umano ha prodotto nuovi modelli e nuove tecnologie. Per esempio con il materiale sintetico era possibile avere delle code molto più leggere e più galleggianti oltre al grosso vantaggio di non doverle più asciugare alla fine di una pescata poiché quelle in crine e in seta potevano rovinarsi a causa dell’umidità. Una volta le code di topo venivano classificate con delle lettere che ne identificavano i vari diametri lungo la sua estensione. Per fare un esempio una coda contrassegnata con le lettere IFI voleva dire un primo spezzone I = 0,50 mm, poi un allargamento fino ad F = 0,90 mm, e poi una decremento fino a tornare I. Oggi il discorso è molto cambiato poiché questa identificazione, codificata dalla A.F.T.M.A., avviene con un numero che ne individua invece il peso dei primi 9 metri di lunghezza rendendo tutto più semplice e pratico. Se sezioniamo una coda di topo ‘moderna’, troveremo al suo interno tre cerchi concentrici, uno esterno, uno intermedio e l’altro interno. Quello esterno è prodotto con del materiale resistente di solito in PVC che deve essere il più possibile liscio, cioè senza nodini e avvallamenti, per facilitare la scorrevolezza negli anelli, l’intermedio è, a seconda che la coda sia galleggiante o sommersa, fatto di materiale idoneo a questi scopi, cioè del materiale espanso in cui all’interno sono inserite una miriade di piccolissime bolle d’aria o delle microscopiche sferette di materiale estremamente galleggiante, insomma tutto ciò che all’atto pratico possiede un peso specifico minore di quello dell’acqua, oppure del materiale denso e quindi più pesante se le code debbono affondare, e un’anima portante cioè quella destinata alla resistenza vera e propria nei confronti delle grosse trazioni a cui la coda è soggetta, di solito un filamento intrecciato tipo Dracon. Comunque è sempre da ricordare che quello che fa grande una coda sono entrambe le componenti e cioè il materiale con cui è assemblata e il profilo dinamico che ne determina gli aspetti tecnici.

PROFILI E DINAMICHE.

Che l’attrezzatura da mosca si differenzia da quelle che vengono utilizzate nelle altre tecniche è cosa risaputa, ma l’elemento che più degli altri ne evidenzia la singolarità è senza dubbio la coda di topo. In questi ultimi anni, come abbiamo visto, le code hanno avuto un enorme evoluzione sia in relazione ai materiali usati per la loro costruzione, sia come vedremo, per i profili e le nuove tipologie che sono state messe a punto dalle case costruttrici. Un tempo le code di topo si dividevano nelle due categorie principali e cioè le ‘doppio fuso’ e le ‘decentrate’ che potevano essere galleggianti e affondanti. Oggi, vuoi per un aspetto prettamente commerciale, vuoi per accontentare le schiere dei pam che cercano sempre cose nuove, vuoi per la naturale evoluzione che inevitabilmente c’è stata, di code di topo ne esistono di tutti i tipi. Andiamo a conoscere velocemente queste tipologie di code, ma ancor di più andiamo a verificare sotto un aspetto prettamente tecnico e fisico, le varie peculiarità che esse possiedono in relazione al lancio. A grandi linee possiamo suddividere le code in due principali categorie le ‘Double Taper’ e le ‘Weight Forward’ più comunemente conosciute come DT e WF. Su queste due categorie vorrei fare una riflessione. Purtroppo la gran parte dei pescatori a mosca non conosce le principali peculiarità di queste due code di topo e a volte ne confondono addirittura i profili. Quasi tutti sanno che, ad esempio, le DT possiedono le due parti coniche, anteriore e posteriore, ma non tutti sanno che tutta la coda si riconosce in esse. In altre parole le conicità in una coda di topo, dette in inglese ‘Taper’, sono l’essenza della stessa, altrimenti se non fosse così tutte le code di tutte le marche sarebbero uguali. Quindi le conicità influiscono molto sulla stabilità in aria di una coda, sulla potenzialità che possiede nello shooting, sulla precisione ed in particolar modo sulla sua velocità e penetrazione nell’aria. In effetti quindi, un cono troppo lungo o corto, con una base troppo larga o stretta, andrà a cambiare radicalmente quella che è la struttura del Taper e quindi la buona riuscita dinamica di una coda. Ad esempio in una DT quando il cono è troppo corto, la coda tende a ‘picchiare in testa’, come si dice in gergo, cioè fa arrivare al Tip e quindi al finale troppa energia e come conseguenza si può avere ad esempio un rimbalzamento a destra o a sinistra della punta della coda come quando si lancia senza finale, mentre se questo è troppo lungo, non riuscirà a trasmettere al Tip la giusta energia limitando di molto la precisione e la velocità. Ma se per una coda DT il cono in esame è solamente uno in quanto l’altro, in fase di lancio, è avvolto nel mulinello, in una coda WF i coni in esame sono due e in questo caso la cosa si complica. In effetti avendo una coda WF un profilo in cui la parte più spessa in fase di lancio è sempre completamente al di fuori del vettino della canna, lo ‘sbilanciamento’ che si verrebbe a creare se le due conicità, in particolar modo quella posteriore, non fossero ben progettate, sarebbe enorme. Ma cerchiamo di capire questo interessante concetto. Ipotizziamo di accorciare il ‘Belly’ di una coda DT fino ad avere una WF ma senza conicità posteriore. Man mano che il Belly si accorcia, lo squilibrio accresce a causa della netta diversità di sezione che si viene a creare tra la parte più spessa e quella più sottile della coda (Running). La compensazione di questo sbilanciamento verrà fatta dall’aggiunta della conicità posteriore detta in termine tecnico ‘Back Taper’ ma non basta. La sua forma, intesa come spessore e lunghezza, è estremamente importante poiché se questa è troppo corta si avrà una coda più ‘veloce’ ma sicuramente di più difficile gestione in fase di lancio, mentre allungandola troppo si avrà una coda più controllabile ma che sicuramente farà meno distanza dell’altra. Quindi come si può vedere, l’equilibrio della coda WF è quasi tutto basato sulla conicità posteriore e quindi tutta la sua progettazione dinamica, si basa molto su quest’ultimo. Quindi se una delle principali peculiarità di una coda WF è quella di fare distanza e di racchiudere quella potenza che non si può riscontrare in una DT, appare chiara l’importanza della conicità posteriore, affermando così che la distanza in una WF è direttamente proporzionale al Back Taper così come la potenza. Ecco così spiegati i motivi per i quali il progetto di una coda WF è più impegnativo di quello di una DT. Le esigenze di lancio relative alle nuove tendenze sia di pesca che di distanza, hanno fatto si che la ricerca portasse allo studio di altri profili di code di topo. Se la DT ha un profilo standard e quindi non passibile di stravolgenti modifiche, la WF è stata quella che inevitabilmente, proprio per i motivi sopra descritti, è stata oggetto negli anni di studi approfonditi in funzione di una migliore collocazione in relazione alle reali esigenze di lancio e di pesca. Due delle più conosciute e utilizzate sono ad esempio le ‘Long Belly’, e le ‘Triangle Taper’, in cui le peculiarità maggiori sono per la prima un Belly più lungo che per le corte distanze la fa comportare come una DT poiché il Taper fuori dalla canna è solo uno, e per la seconda una sezione triangolare per i primi dodici metri acquistando anch’essa una buona delicatezza di posa a discapito però dello shooting. Ma ci sono altre code specifiche come la ‘Rocket Taper’, la ‘Bass Taper’, la ‘saltwater Taper’. La Rocket ad esempio, possiede un Front Taper più lungo per una posa più delicata, la Bass invece ce l’ha più corto per facilitare sia la distanza che la potenza di lancio, la Saltwater serve per lanciare voluminosi artificiali da mare con un ‘Running’ (parte più lunga e sottile della coda) molto esile per facilitare lo scorrimento negli anelli. Come si vede con le WF è possibile sbizzarrirsi in relazione alle effettive esigenze del lancio. C’è poi la ‘Level’, che tutto è tranne che una coda ‘nuova’, ma che comunque, sia per cultura alieutica che per rispetto della storia della pesca a mosca, va messa ancora tra le code utilizzate. Questa è una coda che non possiede conicità e che pecca di conseguenza moltissimo di velocità e precisione. Poi abbiamo la ‘Shooting Taper’, coda per lanciare grossi artificiali o per fare gare di distanza. Più che una coda si può definire uno spezzone di coda dal momento che è lunga solo nove/dodici metri ed è per questo che gli Anglosassoni la chiamano anche ‘Head’ (testa), proprio perché si può definire testa di una WF come in effetti è. Termina con un piccolo anellino a cui va montato quello che possiamo definire il Running, cioè o una sottilissima Level (con uno spessore minimo intorno al millimetro), oppure del Backing.

Le principali caratteristiche delle DT e delle WF si possono così riassumere:

DT
1) Assolutamente la migliore per precisione e delicatezza in funzione della sua simmetricità.
2) Con l’ausilio di una buona tecnica di lancio risponde ottimamente ai requisiti richiesti dall’altissima velocità con dei buoni shooting.
3) Grazie alla simmetricità è economicamente molto valida in quanto può essere girata quando si consuma.
4) Ottima nei ribaltamenti della stessa in quanto è molto plasmabile in tutta la sua lunghezza.
5) Indiscutibilmente superiore nei numeri fino alla 4 nelle cosiddette pesche leggere.
WF
1) Grossa fenditura dell’aria con shooting superiori. Possibilità di raggiungere grosse distanze nei numeri più grandi. Di grande aiuto nei laghi.
2) Indiscutibilmente superiore nei numeri dal 6 in su in funzione del suo utilizzo in relazione alle cosiddette pesche pesanti.
3) Un po’ limitata nei ribaltamenti e in tutti quei lanci in cui è necessaria una plasmabilità della coda.

TERMINOLOGIE DI IDENTIFICAZIONE.

Le code di topo oggi in commercio, oltre alla diversità dei profili visti prima, possiedono altre identificazioni questa volta relative allo ‘stato in acqua’. Il senso di questo termine è relativo al fatto che la coda possa essere galleggiante o meno, semi sommersa, ecc., e questo, specialmente in un recente passato, ha generato una serie di piccoli problemi di collocazione delle code in relazione al tipo di pesca che si voleva affrontare. Quindi si è resa necessaria una terminologia appropriata che con la semplice lettura di una sigla da una immediata individuazione del tipo di coda a cui siamo dinanzi.

BOX
TERMINOLOGIE

TERMINE

IDENTIFICAZIONE

F

GALLEGGIANTE

S

AFFONDANTE

F/S (WET TIP)

GALLEGGIANTE CON PUNTA AFFONDANTE (DA 3m A 10m A SECONDA DELLE MARCHE)

I

INTERMEDIA (SCENDE POCHI CM SOTTO L’ACQUA)

SLOW SINKING

CODA AD AFFONDAMENTO LENTO

FAST SINKING

CODA AD AFFONDAMENTO VELOCE

EXTRA FAST SINKING

CODA AD AFFONDAMENTO RAPIDO

HI-SPEED

CODA AD AFFONDAMENTO MOLTO RAPIDO

BOX
IDENTIFICAZIONE CON LE LETTERE
VECCHIO SISTEMA

LETTERA

MISURA IN CENTESIMI DI mm

A

150

B

140

C

125

D

115

E

100

F

90

G

75

H

63

I

50


IDENTIFICAZIONE CON I NUMERI
SISTEMA ODIERNO

NUMERO DI CODA

PESO IN GAMMI DEI PRIMI 9 mt

1

3,8

2

5,2

3

6,5

4

7,8

5

9,1

6

10,4

7

12

8

13,6

9

15,6

10

18,1


DIDASCALIE DISEGNI.
DISEGNO 1

A

LEVEL

B

DT

C

WF GENERICA

D

TRIANGLE TAPER

E

WF LONG BELLY

F

ROCKET TAPER

G

BASS TAPER

H

SALTWATER TAPER

I

SHOOTING HEAD

 

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