Il Mignone – un fiume unico

lapide MIgnone

Lapide di riconoscenza sul Fiume Mignone

Per molti anni ho tralasciato questi posti, questi colori questi profumi di una terra che oggi riscopro con rinnovato entusiasmo. Un fiume unico,un corso d’acqua ricco di storia e di paesaggi assolutamente inconfondibili. Tra la Tuscia e i monti sibillini, si protende per circa 90 km attraversando tutto l’alto Lazio per poi sfociare nel  Mar Tirreno (altezza di S. Agostino).

Il decorso di questo fiume attraversa paesaggi ancora intatti ed estremamente suggestivi, ricchi di fauna e di vegetazione tipica della macchia mediterranea. Lungo le sue sponde sorgono antiche città ormai abbandonate (Luni sul Mignone e le rovine di Monterano) che si prestano come autentici gioielli di antichità e di storia.

Ma non perdiamoci troppo in lodi di magnificenza a questi luoghi, gli scatti che seguono parlano da soli.  Veniamo al dunque quindi e cerchiamo di  descrivere alcuni aspetti inerenti alla pesca.

Questo fiume è sicuramente un’ottima scuola per chi si avvicina alla tecnica della pesca a mosca (e non solo). Presenta ottimi spunti per esercitarsi sul lancio in tutte le sue varianti.

Ampi spazi aperti e lame si alternano a tratti di vegetazione fitta e intricata. Acque lente, tranquille, prevalentemente con caratteristiche tipiche dei fiumi di fondovalle, e quindi particolarmente adatto a tutti coloro che si vogliono sperimentare nel lancio in “battuta”.

Cavedano

Cavedano pescato a mosca sul fiume Verginese

La ricchissima presenza di specie ciprinidi (come il Cavedano, la Carpa e il Brabo) fanno di questo luogo una vera e propria “palestra” per neofiti moschisti e anche per tutti coloro che vogliono sperimentarsi con la pesca a mosca del Cavedano.

Questo “pinnuto” infatti è da sempre considerato “croce e delizia” per tutti i pescatori a mosca. Dal mio modesto punto di vista, lo ritengo un validissimo pesce. Spesso è furbo, astuto e molto diffidente. E’ fondamentale inoltre dare importanza all’avvicinamento all’acqua da parte del pescatore specialmente in presenza di esemplari di taglia. Nella mia esperienza con questo ciprinide mi sento di poter affermare che si ottiene un notevole successo curando molto la precisione del lancio e limitando ai minimi termini “falsi lanci” che spesso turbano quel delicato equilbrio che si crea in certe situazioni. Mi rendo conto che questa citazione potrebbe essere un pò generica, ma in questi casi trovandoci in luoghi come questo dove gli spazi a volte sono molto stretti e ogni rumore fuori posto crea un “fuggi-fuggi” istantaneo, può essere fondamentale tenrene conto.

Sul decorso del Mignone influiscono anche diversi corsi d’acqua minori come la LENTA (già famosa a molti moschisti del centro Lazio ed un tempo tratto di pesca a mosca NO-KILL ) e il VERGINESE entrambi affluenti di sinistra. Si tratta, anche per questi due, di acque calme e tranquille .

Verginese

Veduta del Fiume Verginese in un tratto boschivo nei pressi di Rota

Il VERGINESE è un corso d’acqua minore molto suggestivo. Attraversa dolcemente boschi e prati da pascolo, alternandosi a tratti notevolmente intricati e percorribili solo in acqua. Questo “fiumetto” è estremamente allettante, poco frequentato e molto ricco di sorprese.

Ecco alcune fotografie del Verginese:

La LENTA confluisce nel Mignone all’altezza della antica abbazia di Rota che si incontra percorrendo la strada provinciale che da Manziana arriva a TOLFA attraversando tutta la riserva naturale di Monterano (VT). Un tempo non molto lontano, questo tratto di fiume era stato adibito a tratto di pesca a mosca NO-KILL con l’immissione periodica di salmonidi (Trote Fario). Difatti questo fiume, con caratteristiche molto analoghe al Mignone, non si presta particolarmente bene per l’insediamento stabile di Trote . La scarsa portata estiva, la temperatura e la consistente presenza di altre specie ittiche hanno portato gradualmente alla perdita di interesse da parte di quelle associazioni sportive di Pescatori a mosca.

Ecco altre foto della LENTA:

La presenza di trote sul fiume Mignone è unicamente legata all’introduzione da parte dell’ente provinciale di qualche quintale di esemplari già adulti durante il periodo di apertura della pesca alla trota (ultima Domenica di Febbraio) e alla sua rispettiva chisura (prima Domenica di Ottobre). I pochi capi che sfuggono all’orda di pescatori che si affacciano sulle sponde nelle prime tre settimane, quasi sempre finiscono morte a valle delle zone dove sono state precedentemente introdotte spesso a causa della errata metodologia introduzione (esemplari scaricati a “vagone” nello stesso punto e deceduti per mancanza di ossigenazione), ma spesso anche a causa delle condizioni sfavorevoli che questo corso d’acqua offre a questa specie ittica molto sensibile.

Per quanto riguarda il modo di affrontare la pesca a mosca in queste zone, non mi sento di dare grossi consigli sulla scelta di quale imitazione utilizzare. E’l’esperienza di ognuno di noi a guidarci. E’ necessario osservare con estrema attenzione tutto ciò che ci circonda e tutto ciò che si libra sopra e sotto l’acqua; questo ci aiuterà nella scelta e nel metodo.  A seconda del periodo dell’anno, della temperatura etc.. mi è capitato di usare tutta la gamma di mosche nella mia “scatoletta”, da grossi “Tricotteri” a minuscoli “Ditteri” (mosche comuni, Tipule etc..), passando per piccoli chironomi (zanzare etc…) o emergenti di effimere e imenotteri comuni (Api, vespe etc..).

Una preghiera infine mi sento di esprimere a tutti coloro che transitano e tranisiteranno in questi luoghi in futuro. Siate rispettosi, non lasciate cicche di sigarette in giro, non buttate nulla a terra e in acqua e sopratutto non portate a casa pesci che sicuramente nel 90% dei casi nessuno mangierà. “Tornare e ritrovare” e non “Tornare e rimpiangere di non poter più ritrovare”

Scattate fotografie piuttosto, quelle rimangono e sono il ricordo più bello e profondo che vi possa restare!

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