Il finale per la SECCA

Elemento ancora oggi da molti considerato come semplice By-pass tra coda e mosca, il finale è invece quella parte dell’attrezzatura a cui è delegata la maggior parte delle soluzioni come ad esempio il dragaggio.

per gentile concessione di Massimo Magliocco
e della fly fishing masters.

Una volta la finalità principale del lancio era quella di stendere il finale per avere come scopo la precisione e quindi la sicurezza di arrivare bene sull’obbiettivo. Di conseguenza un finale lungo avrebbe influito negativamente allo scopo, nel senso che sarebbe stato un impedimento alla buona riuscita dell’operazione di lancio. E’ chiaro che questa era solo una componente poiché la parte dinamica, cioè il lancio vero e proprio se non ben eseguito, era comunque la matrice principale a cui addebitare i risultati negativi, ma comunque si era indotti a considerare questa parte dell’attrezzatura una sorta di ‘By-pass’, una semplice giunzione tra coda e mosca, relegandola pertanto ad avere un’importanza molto limitata. Con il tempo, l’evoluzione del lancio e di conseguenza la continua ricerca finalizzata all’ottimizzazione della tecnica in funzione di una migliore e produttiva azione di pesca, ha portato ad una sempre maggiore perfezione dei materiali e dei profili di canne e code. Inevitabilmente anche il ruolo del finale ha subito una trasformazione e passò, fortunatamente, dalla ‘cinghia di trasmissione’ ad elemento decisamente fondamentale a cui relegare la soluzione dei tanti problemi che fino ad allora attanagliavano i pescatori.

Oggi si è capito che le capacità che può avere in funzione per esempio del controllo del dragaggio, dando per scontato che per combatterlo si può intervenire sulla coda solo fino a certe distanze poiché oltre diventa quasi impossibile, diventano decisamente fondamentali in relazione ad eventuali allunghi. La sua estrema plasmabilità ci rende possibile il suo completo modellamento a patto che il suo profilo sia ben studiato. Mentre una volta, come detto, lo scopo era quello di stenderlo del tutto, oggi si sa che un finale così depositato in acqua sarebbe in balia delle correnti superficiali. Questo particolare è in stretto rapporto alla sua lunghezza che più è corta, nei limiti, e più questo fenomeno prende il sopravvento.

Ma quanto deve essere lungo un finale per la secca per essere considerato idoneo a poter contrastare il dragaggio e a poter nello stesso momento affrontare le più svariate situazioni in funzione di tutta una serie di lanci diversi tra di loro ? La sua giusta lunghezza quindi è quella di quando si riesce a far arrivare a ‘fatica’ sull’obbiettivo la mosca cioè con un po’ di difficoltà. Ma questa è solo una componente per valutare la giusta lunghezza e vedremo poi che ci sono altri fattori. In questa maniera avremo un finale veloce quanto basta nel caso in cui dovremo per esempio entrare sotto la vegetazione, e modellabile per tutta la sua lunghezza in ogni momento e circostanza. Dando per scontata una discreta padronanza nel lancio, un buon finale, inteso come giuste proporzioni e giusti profili, deve essere ‘vivo’, nel senso che deve assolutamente partecipare come ‘primo attore’ alle azioni di lancio e quindi deve poter essere raggruppato in spazi ristretti, curvato in parte o totalmente, infilato con loop strettissimi in varchi tra la vegetazione, utilizzato per aggirare un ostacolo ecc., insomma deve essere in grado di adattarsi a tutte le circostanze. I finali più frequentemente utilizzati sono quelli conici, a nodi e le treccine, ed ognuno di questi ha delle caratteristiche diverse dando al pescatore la possibilità di scegliere in relazione alla sua abilità di lancio o ai luoghi di pesca.

Un buon finale, al di la di come sia fatto, deve avere un’architettura tale che le permetta la distribuzione dell’energia in maniera progressiva, ne troppo lentamente, ne bruscamente o per niente. Tutta la dinamica ruota intorno ai tre fattori che compongono il finale e cioè la Potenza, la Conicità ed il Tip che sono la sua essenza, e sono talmente importanti che ne basta una non bilanciata con il resto, per compromettere tutto. La potenza è quella parte iniziale la cui estremità viene attaccata alla coda. La sezione di questa porzione di finale è di buone dimensione e si aggira intorno allo 0,45/0,50 ed ha una lunghezza che va dal 40 al 50% di tutto il finale. Il suo scopo è quello di ereditare dalla coda l’energia e di poterla trasmettere alla restante parte del finale. La conicità riveste un’enorme importanza e va dal 20 al 35% di tutto il finale. L’energia accumulata dalla potenza, deve trasmettersi fino alla mosca in modo estremamente progressivo. Questa porzione di finale proprio per la sua sezione conica, deve riuscire a farlo nella maniera più naturale possibile, e quindi si deduce che sia la sua lunghezza che la sua conicità, sono elementi da cui non si può assolutamente prescindere. Il tip, ovvero la parte ultima del finale alla quale leghiamo la mosca, riceve l’energia che si è andata distribuendo progressivamente sul resto del finale.

La sua lunghezza, che varia da un 20 ad un 35%, è più importante della sua sezione in funzione di alcuni fattori quali il vento, la grandezza della mosca, nonché il tipo di acqua in cui lanciamo. Molte volte allungandola solo di pochi centimetri, riusciamo ad avere la meglio su acque un po’ turbolente, o accorciandola, riusciamo a controllare meglio una mosca un po’ voluminosa ecc. Progettare un finale vuol dire fare e rifare innumerevoli prove fin quando si riesce ad avere un prototipo duttile che ci sia di aiuto in ogni circostanza, ovvero che non si ‘inginocchi’ se per esempio dobbiamo stenderlo del tutto per poter entrare sotto la vegetazione con un lancio velocissimo, e che sia nello stesso momento pronto ad essere modellato in tutte le sue parti rallentandolo e plasmandolo in maniera da combattere il dragaggio o per eseguire qualsiasi altra operazione di lancio, in una parola un finale per tutte le situazioni.

CONICI A NODI E A TRECCIA.

Quello conico, grazie al suo profilo che da continuità a quello della coda, dovrebbe essere, in generale, la miglior soluzione logica per una linea coda finale mosca ‘perfetta’. Ho usato il condizionale perché secondo me non è così. In effetti se analizziamo quelli che sono i rapporti tra Potenza, Conicità e Tip prima visti ed a cui è stato dato un valore, dovremmo fare una analisi di come il profilo del finale conico è stato studiato da chi lo ha progettato e vedere se questo rientra tra questi valori. In altre parole il finale conico è il risultato, così com’è, di un prodotto progettato e costruito da altri che potrebbero aver utilizzato concetti nonché idee diverse da quelle che dovremmo avere noi. Ma se gli apportiamo una semplice modifica allora il discorso cambia radicalmente, ma prima bisogna fare una piccola ma importante analisi per constatare le qualità del materiale nonché la sua struttura generale.

Il Naylon quindi deve essere morbido e la sua potenza, come spessore, non deve essere inferiore allo 0,50 e deve essere almeno il 45-50% della sua lunghezza. Un finale conico ben modificato, può essere il massimo che si possa chiedere a questa parte dell’attrezzatura. In relazione al suo dragaggio specialmente in acque piatte, i vantaggi che ci può dare sono di gran lunga superiori agli svantaggi. In effetti un finale che possiede molte interruzioni e cioè con molti nodi, si rende rigido dal momento che asseconda di meno le tensioni superficiali senza considerare che i nodi a contatto con l’acqua tendono a fare più attrito generando ulteriori problemi. Per verificare questo, basta osservare un finale con molti nodi quando spinto dall’acqua draga: ogni piccolo nodo genera una scia negativa segno indiscutibile di contrasti oltre che essere visti con facilità dal pesce. La delicatezza di posa che è necessaria in acque piatte, con un finale rigido è senz’altro messa in discussione, per non parlare delle pose curve o tutti quei lanci definiti rallentati. Da qui il vantaggio di utilizzare un finale conico modificato, in acque piatte.

Se del conico abbiamo citato l’estrema duttilità e i grossi vantaggi in acque piatte, per quello a nodi potremo enunciarne i pregi insuperabili che possiede in acque mosse come ad esempio in torrente, dove è necessaria rapidità e precisione insieme ad una certa adattabilità alle correnti. Le acque veloci e quindi increspate nascondono molto le negatività che i nodi generano in quelle piatte, ma nello stesso momento sappiamo che in torrente il primo lancio è quello che conta, per cui arrivare veloci e precisi sull’obbiettivo diventa il primo punto da osservare, ed il finale a nodi lo rende possibile. In effetti un finale a nodi, possedendo una struttura più rigida di quello conico, rende più facile la precisione e la rapidità. Ma non bisogna credere che a questo punto il gioco è fatto poiché se nel conico la modifica è per certi versi abbastanza facile, in quello a nodi, in relazione alla sua progettazione, il discorso è molto più complesso dal momento che entrano in ballo altri fattori come l’abilità nel lancio e l’individuazione della giusta proporzione tra la Potenza e la Conicità con l’obiettivo finale di collegare tra di loro il minor numero di spezzoni possibile. Come si diceva quello a nodi è un finale che riscuote i suoi migliori successi nei casi in cui un lancio necessita di molta velocità e precisione. Questi due ultimi fattori, sembrerebbero in contrasto con la possibilità di modellarlo in ogni sua parte.

Ma metterne a punto uno che tenga conto anche di questo ultimo elemento è possibile ed anche facilmente realizzabile. I nodi dunque, sono quelli che creano i maggiori problemi, arrivando così a scrivere l’equazione + spezzoni = + nodi = + rigidezza, specialmente nella sezione centrale ovvero nella conicità. Si può così affermare che la rigidezza del finale a nodi è direttamente proporzionale al numero degli spezzoni e quindi ai nodi presenti. Sappiamo tutti che un nodo eseguito non molti giri di filo genera un punto molto rigido che di conseguenza coinvolge anche 5/6 cm di filo immediatamente vicini al nodo diminuendone la flessibilità. Quindi pochi giri ad esempio per il ‘nodo del sangue’, oppure nodi più veloci ed altrettanto validi come quello del chirurgo riducono queste possibili ulteriori rigidezze. Inoltre, come abbiamo detto per diminuire i nodi, è necessario ridurre il numero degli spezzoni decrescenti e quindi basta legare insieme pezzi che scendano di sezione di 10 in 10, eliminando quelli intermedi, ad esempio passando da un 0,50 ad un 0,40, 0,30, ecc. Oltre a quelli conici e a nodi, che sono di gran lunga i più utilizzati, esiste un’altra tipologia di finali che possiede una struttura estremamente diversa dagli altri due e cioè le treccine. Questo finale è formato da una serie di fili intrecciati tra di loro che man mano ci si avvicina al Tip, con delle operazioni manuali, decresce avendo alla fine una sezione conica terminando con una piccolissima asola a cui si unisce il Tip.

Questo tipo di finale ha il vantaggio di potersi distendere facilmente ma limita il suo raggio d’azione a quei lanci in cui l’obbiettivo è appunto la sua distensione, mentre, a causa della sua struttura, definiamola così, ‘pesante’, è poco adattabile alle innumerevoli situazioni in cui è necessaria la sua plasmabilità e quindi l’adattamento all’occasione. Inoltre, a causa della sua struttura a treccia, tende a ‘bere’ cioè ad appesantirsi e quindi a affondare facilmente. Per questo motivo viene ingrassato ma a dire il vero dopo un po’ che si pesca tende sempre a perdere la galleggiabilità. Chi è capace di costruirselo da solo, deve utilizzare del Naylon morbido per far si che le operazioni di tessitura siano più malleabili possibili, mentre in commercio ne esistono altri prodotti con del materiale diverso come il Teflon, che ben ingrassato, oltre che alla leggerezza, riesce a mantenere un buon galleggiamento per un periodo più lungo, dovuto al minore spazio che si viene a creare tra i fili che si intrecciano rendendo più difficoltosa l’infiltrazione dell’acqua.

RICONOSCERE UN BUON FINALE.

Abbiamo visto quelle che sono le caratteristiche delle varie tipologie di finali, i loro lati negativi e le loro peculiarità. Ma come si fa per riconoscere un buon finale? Sia esso conico o a nodi, per soddisfare questa esigenza deve necessariamente rispondere a dei requisiti ben precisi in relazione sia al materiale con cui è costruito che al profilo che ne delinea la sua sezione. Partiamo dalla sua lunghezza. Come precedentemente accennato, se siamo d’accordo che il finale è l’elemento dell’attrezzatura più importante ai fini del controllo del dragaggio, dobbiamo automaticamente essere d’accordo anche che questo fattore negativo della pesca a mosca è direttamente proporzionale alla lunghezza del finale. In linea di massima, oltre al concetto prima esposto e che ripeto e cioè che la sua lunghezza ideale per ognuno di noi è quando si riesce a far arrivare a fatica sull’obbiettivo per prima la mosca cioè con un po’ di difficoltà, ne aggiungerei un altro, e cioè che dovrebbe essere lungo almeno il doppio della canna, comunque mai al di sotto dei quattro metri.

E’ chiaro che i novizi, in relazione specialmente a quest’ultimo elemento potrebbero avere qualche difficoltà, ma è meglio abituarsi subito a finali discretamente lunghi per non avere delle enormi difficoltà in seguito quando la qualità del lancio è sensibilmente migliorata passando quindi a finali di 4,5/5,00 mt. Il tutto chiaramente deve essere messo in relazione all’ambiente in cui si pesca e cioè se ci troviamo in un piccolo riale o in un grande fiume del piano. Altra componente fondamentale è il materiale con cui è costruito. In primo luogo il Naylon, oltre ad essere di ottima qualità deve galleggiare bene, in secondo luogo deve essere il più morbido possibile, proprio per quella malleabilità di cui si è parlato in relazione all’adattamento alle varie circostanze. La sua morbidezza è in stretto rapporto alla memoria che può accumulare. Un buon filo deve stendersi solo con il tiraggio delle dita al massimo dopo quattro volte, senza presentare segni di memoria. Pensate ad un finale che abbia memoria nella Potenza quale precisione può avere, per non parlare della ferrata che inevitabilmente sarebbe molto ritardata. Questo discorso della morbidezza deve essere fatto solo per le grosse sezioni. Invece per le piccole 0,12/0,14, quelle del tip per esempio, il filo deve essere assolutamente rigido per facilitare la velocità nonché la precisione. Oggi i carichi di rottura sono sensibilmente più alti di quelli di una volta.

Inoltre il Tip deve avere delle lunghezze idonee in relazione a due fattori come la mosca usata e il tipo delle acque in cui si pesca. Ad esempio se la mosca è grossa e voluminosa è consigliabile tagliarne alcuni centimetri, mentre se le ali in fase di lancio creano problemi ‘paracadute’ è bene toglierle, mentre in relazione al tipo di acque in quelle veloci e con correnti diverse è bene aggiungere qualche centimetro di filo così come quando siamo di fronte ad acque piatte in cui i microdragaggi sono sempre in agguato. Un’altra operazione da fare secondo me è sostituire il Tip dopo una cattura di una grossa preda poiché la trazione esercitata potrebbe essere deleteria in seguito. Cambiando continuamente la mosca si determina un accorciamento del Tip che va inevitabilmente a sbilanciare l’assetto del finale. Per evitare che questo si verifichi e che possa quindi compromettere l’intera struttura, è bene fare una microscopica asola alla fine della Conicità in modo tale da poter sostituire il Tip quando si rende necessario senza compromettere la lunghezza della Conicità, e a circa 1/3 della sua lunghezza fare un piccolo nodo che serve da segnalatore in relazione al suo accorciamento. In questo modo si avrà un Tip sempre della stessa misura. In commercio ci sono fili prodotti per le più svariate problematiche e quindi è facile trovare un filo senza memoria ma che ha problemi di galleggiamento o viceversa. Allora è importante sempre ingrassare il finale tranne che per gli ultimi 80/100 cm per evitare di segnare l’acqua.

A questo proposito è bene eseguire questa importante operazione per ultima anche dopo aver montato la mosca. Fin qui gli elementi per riconoscere un buon finale sotto l’aspetto del materiale, ma è fondamentale esaminare anche l’aspetto bilanciamento. Per verificare ciò dopo aver montato una mosca proporzionata al tip, si eseguono dei falsi lanci paralleli con poca coda senza forzare e il Loop del finale che si viene a creare deve avere questi requisiti:


A. L’estremità del Loop del finale deve essere divergente e la parte in movimento non deve avere degli avvallamenti.
B. La sua curvatura deve essere sempre costante senza chiudersi su se stessa.
C. Con un lancio veloce il finale non deve ‘scoppiare’, cioè arrestarsi improvvisamente e aprire il proprio Loop come se incontrasse un muro d’aria.
E’ normale che queste operazioni debbono essere fatte da chi sa lanciare discretamente poiché contrariamente, l’aspetto tecnico andrebbe inevitabilmente a condizionare questo semplice test.

PROFILI E MODIFICHE DI FINALE CONICO.

 

Come abbiamo già detto un conico, così come viene acquistato, andrebbe modificato. Vediamo come si può procedere per far si che questo possa essere più idoneo alle varie esigenze. La scelta va fatta su finali lunghi 9 o 12 piedi a seconda della lunghezza totale che dobbiamo avere e che finiscano con una punta dello 0,18. Per chi è alle prime armi, finale da 9 piedi:


1) tagliare 20 centimetri del Tip
2) aggiungere 40 centimetri dello 0,18
3) a questo tratto legare altri 110 centimetri di 0,14

Lunghezza totale: 9’= cm 270 – 20 + 40 + 110 = mt 4,00 Totale nodi 2.
Chi possiede più dimestichezza con il lancio può partire da un 12 piedi
1) Tagliare 20 cm del Tip.
2) Aggiungere 40 cm dello 0,16.
3) Aggiungere allo 0,16 120cm dello 0,14/0,12

Lunghezza totale: 12’= cm 360 – 20 + 40 + 120 = mt 5,00 Totale 2 nodi

Il motivo per cui si tagliano alcuni centimetri del Tip e se ne aggiungono degli altri, è legato al fatto che l’ultima parte di un finale conico è molto fragile. Finali così modificati con solamente due nodi, non solo non cambiano le prerogative del conico, ma gli danno maggior equilibrio e duttilità.

PROFILI DI UN FINALE A NODI.

Nel caso di quelli a nodi le possibilità di progettazione aumentano sensibilmente. Fino a qualche anno fa le misure relative alla Potenza Conicità e Tip erano rispettivamente del 60%, 20%, 20% della lunghezza totale, misure che conferivano al finale molta velocità a discapito della plasmabilità. Oggi queste percentuali sono cambiate grazie alla rivalutazione del finale dando alla Potenza alla conicità ed al Tip delle percentuali molto diverse. Come si può vedere si ha una potenza inferiore una conicità al massimo uguale ed un Tip altrettanto inferiore.

Un paio di profili già collaudati sono:

Lunghezza cm Diametro
160 0,50 Potenza
76 0,40 Conicità
44 0,30 Conicità
24 0,20 Conicità
96 0,15 Tip
400

Lunghezza totale 4,00 mt
Numero di nodi 4
P = 40% C = 36% T = 24%

Per chi sa lanciare discretamente:

Lunghezza cm Diametro
180 0,50 Potenza
95 0,40 Conicità
65 0,30 Conicità
40 0,20 Conicità
120 0,15 Tip
5,00


Lunghezza totale 5,00 mt
P = 40% C = 36% T = 24% Numero di nodi 4.

 

 

 

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