UNA MACCHINA DA LANCIO: LA CANNA DA MOSCA

La canna, componente più importante dell’attrezzatura da mosca, può essere considerata una vera e propria macchina da lancio, non solo perché veicolo atto a proiettare la mosca, ma per le potenzialità dinamiche che racchiude e sprigiona.

per gentile concessione di Massimo Magliocco
e della fly fishing masters.

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Gli argomenti riguardanti la pesca a mosca che di solito vengono trattati, sono spesso molto tecnici e quindi a volte di difficile spiegazione. Trattarne uno che riguarda la canna da mosca assume un ulteriore difficoltà non tanto per l’aspetto tecnico vero e proprio ma in particolare per ciò che riguarda le cosiddette sensazioni che un attrezzo come quello in questione può dare e che ogni pescatore rileva a modo suo e a modo suo fà proprie. Ma nel contempo esistono delle peculiarità fondamentali, quelle tecniche, da cui non si può prescindere e che non si possono assolutamente personalizzare.

Questi, che sono poi gli elementi cardine che fanno una canna da mosca devono essere sviscerati ed assimilati bene per poter stabilire poi se un attrezzo è, in relazione al tipo di pesca che si intende fare, superiore ad un altro e così via. Lo scopo della canna, oltre che contribuire a salpare il pesce, è quello di lanciare la coda di topo e se questa fondamentale operazione viene eseguita meglio con l’ausilio di una buona canna con la ‘collaborazione’ di una buona tecnica di lancio, non è un fatto da poco. Nella pesca a mosca la canna ha sempre posseduto un fascino particolare per tutta una serie di motivi come il suo scopo principale che è quello di lanciare non un filo di nailon con del peso aggiunto come nelle altre tecniche, ma una ‘lenza’ del tutto particolare come la coda di topo e quindi senza zavorre, o l’attacco del mulinello che la rende unica nel suo genere, fanno di questo attrezzo non solo un elemento per la pesca, ma sicuramente qualcosa di più, un attrezzo ‘vivo’, dinamico. La storia della canna da mosca, al contrario di quanto si pensi, inizia molti secoli a.c.. Infatti manoscritti molto antichi scoperti in Cina, già spiegavano come si doveva operare per incollare bene il bambù. er avere dei dati più precisi sulla canna da mosca si deve però arrivare al 19 secolo dove nel 1805 appaiono in Inghilterra le prime canne in bambù incollato, e dove nel 1836 apparve il primo libro inglese in cui si parla in dettaglio delle canne in bambù.

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Ma sarà il 1844 l’anno in cui in America Samuel Philippe sperimenta la costruzione delle canne in bambù e sancisce definitivamente la nascita dell’era del bambù che si protrarrà, passando per nomi noti e meno noti come Norris, Marphi, Green, ecc., per anni fino ad arrivare al 1871 anno in cui Hiram Lewis Leonard costruisce la sua prima canna ed inizia una produzione vera e propria. Oggi Leonard è giustamente considerato uno dei miti della mosca e padre della canna in bambù. Ma anche in Europa la produzione di canne non mancava. Infatti in quell’anno, in Inghilterra un altro ‘grande’ della mosca iniziava la produzione di canne in bambù: Hardy. Nel 1947 apparve la fibra di vetro e subito dopo pochi anni divenne molto frequente sul mercato americano. Fu l’inizio di un periodo di febbrile lavoro di tutte la fabbriche sul tipo di lavorazione della fibra di vetro che avrebbe dato i risultati migliori. Si sperimentarono diverse varianti tra resine e fibra di vetro in rapporto alla densità del composto che doveva dare poi la giusta elasticità del materiale. Il risultato era quello di una canna più leggera di quella costruita in bambù ma con un rapporto di elasticità minore e questo comportava una maggiore sezione cava all’interno. Un grosso limite che questo materiale possedeva era la ovalizzazione che si veniva a creare quando si aumentava la distanza di lancio e quindi la spinta e che di conseguenza voleva dire grossi limiti. Passarono altri anni finché finalmente si iniziò a sperimentare un nuovo, straordinario materiale: la grafite. Qui, con la produzione di questo materiale, possiamo entrare più in dettaglio ed andare a valutare al meglio le varie componenti tecniche che una moderna canna da mosca deve avere per considerarsi all’altezza.

LA GRAFITE.

La grafite, fibra sintetica chiamata polyacrylonitrile o più semplicemente ‘PAN’, e’ senza dubbio il materiale con il quale sino ad oggi, si e’ riusciti a costruire le migliori canne da mosca. E’ chiaro che l’aspetto tradizionale legato, diciamo così, al mondo tutto particolare del bambù e’ sicuramente venuto meno, ma con questo materiale si e’ acquistato enormemente sotto l’aspetto tecnico vero e proprio. E’ risaputo che con la grafite si e’ in grado di costruire qualsiasi canna sia in lunghezza che potenza che in rapidità dal momento che leggerezza e robustezza sono gli elementi fondamentali di questo materiale. Frutto di una altissima tecnologia, la grafite passa attraverso complessi processi lavorativi e tra questi l’alta temperatura e’ quella che viene più volte utilizzata. Infatti come prima operazione il materiale viene ossidato a circa 300/400 gradi per poi essere carbonizzato intorno ai 1400/1600 gradi ed infine, con un processo chiamato grafitazione, viene lavorato a circa 3000/3200 gradi in assenza di ossigeno. A questo punto i cristalli ricavati vengono ‘stirati’ in senso longitudinale andando a formare le fibre di grafite estremamente sottili da risultare invisibili ad occhio nudo. Quando si allungano tempi e temperature, si ottiene il cosiddetto ‘alto modulo’ molto più rigido ma anche molto più fragile, di cui riprenderemo il concetto più avanti. La grafite e un materiale straordinario che a parità di peso per esempio con la fibra di vetro, e’ tre volte più robusta e in genere e’ più veloce da due a quattro volte rispetto ad un altra canna costruita con altro materiale. Ma le fibre di grafite cosi come sono non possono essere utilizzate da sole e quindi vanno incluse in resine come il polyester, il fenolico, o l’epoxite. Non si può parlare di grafite se insieme ad essa non si accenna al modulo. Cosa e’, o meglio, quale è il significato di questa parola ? In effetti spesso si sente parlare di ‘basso, medio ed alto modulo’ ma altrettanto spesso si ignora cosa veramente sia. Il modulo non e’ altro che la resistenza del materiale riferito alla compressione, flessione ecc., quindi molto legato ad un rapporto di elasticità. In generale, più il modulo e’ alto e più quel tipo di grafite e’ duro, ma non e’ detto che una canna che abbia un modulo più basso sia peggiore di una in alto modulo, entrambi hanno vantaggi e svantaggi.

In effetti con una canna costruita in alto modulo, si otterrà un prodotto finito, a parità di lunghezza, più leggero e molto più rapido. Però non bisogna dimenticare che una canna cosi ha anche il suo rovescio della medaglia e cioè ha più probabilità di rompersi a causa della minore quantità di materiale impiegato in relazione alla corona che forma l’anima della canna che in quella in alto modulo sarà più sottile. Dicevamo della rigidezza della grafite. Se analizziamo una canna in vetro sotto sforzo, ne verificheremo gli allungamenti che sono dell’ordine del 3-4%, una in bambù si ‘stira’ fino al 7-8%, mentre una in grafite solamente dell’1% circa. Tirando le somme e verificandone la sua maggior rigidezza, si può immediatamente immaginare che questo materiale ha delle peculiarità infinite. In fase di costruzione di una canna in grafite per ragioni tecniche si utilizza la fibra di vetro per rendere la canna meno dura e nello stesso tempo irrobustirla. Si tratta di uno strato molto sottile di materiale che si avvolge sul mandrino e che viene chiamato in termine tecnico ‘scrim’. In generale comunque va sempre tenuto presente che una buona canna in grafite deve possedere almeno l’85% di pura grafite. Partendo da queste basi si possono produrre delle ottime canne che possiedono tutte le peculiarità che servono per renderle estremamente valide come la leggerezza e nel contempo la robustezza, elementi che in qualsiasi campo non è facile trovare contemporaneamente. Che una canna deve possedere almeno l’85% di grafite è testimoniato dal fatto che se questo valore diminuisce solamente di poche unità la differenza tra una buona canna ed una meno buona è evidentissima. Una delle prerogative della grafite è come si diceva la leggerezza. Un grezzo costruito con questo materiale, che è poi l’anima dell’attrezzatura cioè la componente più importante della canna finita, parte questa che molto più spesso di quanto si pensi viene testata dai pescatori per ultima dando invece priorità ad altri elementi come le rifiniture o i colori delle legature ecc. che sono certamente importanti ma altrettanto certamente non fanno la canna, va da una ventina di grammi per le canne fino all 7′,6” fino ad un ottantina per quelle più lunghe 9’/10′, quindi un peso estremamente basso che nessun altro materiale può dare. In effetti però quando si montano i grezzi per i componenti si dovrebbe fare attenzione a scegliere quelli che, oltre ad essere belli esteticamente e funzionali, non siano eccessivamente pesanti e di norma il loro peso totale non dovrebbe superare il peso proprio del grezzo. Entrando nel dettaglio tecnico di una canna, si deve parlare delle tre componenti che ne delineano il carattere ovvero la ‘personalità’ e cioè l’azione la potenza e la rapidità che sono gli aspetti tecnici più importanti per esaminare ed analizzare una canna.

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Penso che un buon pescatore a mosca debba essere in possesso di un minimo di quel bagaglio tecnico che serve a verificare le varie attrezzature finalizzando il tutto a poter scegliere un prodotto idoneo piuttosto che un altro per praticare un certo tipo di pesca. Non ho certo l’intenzione di scendere nei dettagli parlando di azione, potenza e rapidità, ma cercare di dare quel minimo che possa servire a far capire in teoria l’importanza di questi tre elementi. I tre elementi hanno una loro importanza prioritaria in relazione ai vari tipi di canne. In altre parole l’importanza della rapidità ad esempio, non sarà certo uguale in una canna da 7′,6” e una da 9′ progettata per lanciare pesanti WF. Partendo da quest’ultimo elemento che è forse quello più facile da spiegare, va detto che dà alla canna quella che si può definire la sua ‘vitalità’ ovvero i ritmi di movimento che ogni singolo modello possiede. In termini più elementari la rapidità di una canna è la capacità che questa ha di ritornare nelle posizione di partenza fermandosi più o meno immediatamente dopo che gli è stato impresso un impulso. Una canna sarà più rapida di un altra se questo tempo sarà minore. Nel lancio moderno utilizzando canne che non superino gli 8′ e idonee a lanciare code leggere 2/3, la rapidità assume una grande importanza poichè proprio il lancio prevede appunto delle manovre molto veloci. Da qui un attrezzo che si adegui al meglio alle operazioni del lanciatore ed inoltre, particolare questo molto importante, sia in grado di velocizzare molto la coda di topo. E’ chiaro che la sola rapidità accentuata non basta a far essere una canna idonea a lanciare in un certo modo e cioè in velocità, dal momento che deve essere sommata all’altra componente che è l’azione, anche se tutte e due viaggiano quasi forzatamente insieme concetto che vedremo più avanti. Per canne più lunghe e progettate per poter lanciare code di topo più pesanti, la rapidità della canna sarà meno accentuata dal momento che si dovrà dare la precedenza all’altra componente che è la potenza. In effetti una lunga canna di 9′ o 9′,6” tarata per lanciare pesanti code del 8 o del 9, dovrà avere necessariamente dei tempi molto diversi da una più corta oltre ad essere più potente per ovvii motivi. La potenza di una canna è quell’elemento che ne caratterizza, per così dire, la forza. In parole povere si può definire potenza l’energia che una canna può accumulare e poi restituire in fase di lancio. Così più una canna è potente e più carico, peso di coda ed esca, può lanciare. La terza componente e cioè l’azione, assume in una canna una grande importanza poichè questa, essendo quella che si identifica con la curvatura sotto sforzo, diventa inevitabilmente quella che in un verso o nell’altro influisce anche sulle altre. In effetti una canna ha la sua rapidità, la sua potenza, ma entrambe sono soggette all’azione poichè una canna non sarà rapida se ad esempio questa possiede una azione di pancia o parabolica, o potrebbe non essere potente se ha un’azione di punta.

Quindi l’azione è l’elemento primario sul quale si deve costruire la canna. Prendiamo ad esempio le vecchie canne in bambù. La loro caratteristica era quella di avere la cosiddetta azione di pancia o inglese fondamentale per poter lanciare nel vecchio sistema. Oggi che la tecnica è sensibilmente cambiata basandosi sulla velocità, ha inevitabilmente prodotto una evoluzione delle attrezzature e in primo luogo dell’azione. Quest’ultima per rendere veloce una canna deve in generale, oltre che essere costruita con del materiale che facilita questa peculiarità, essere tendenzialmente di punta ma che contemporaneamente sia progressiva e cioè prenda forma proporzionalmente al carico. Questo determina un certo adattamento dell’attrezzo al carico e non solo, poichè una canna con simile azione, riesce a dare il massimo in tutti quei tipi di lancio in cui non ci si limita ad andare solamente avanti e indietro con la canna ma la si utilizzi, come si dice, a 360° cioè facendola lavorare anche in quelle parti che generalmente vengono utilizzate poco come il pedone. La canna che possiede questa azione, in generale avrà una conicità, cioè la diversità di spessori tra vettino e pedone, discretamente accentuata ma non troppo. Il difficile a volte nel progettare una canna che debba avere dei requisiti ben precisi, è proprio quella di trovare i giusti rapporti conici. Una conicità troppo accentuata, genererebbe una canna inevitabilmente troppo rigida verso il basso e quindi tendente ad avere una azione espressamente di punta contribuendo a produrre molta velocità di vetta, ma con il grosso limite dell’attrezzo a lavorare molto bene e quindi a produrre buoni lanci tesi e veloci, pero’ solo a breve distanza e non aiutare certo a plasmare tutto l’attrezzo qualora si voglia chiedere allo stesso di flettersi ad esempio nel pedone. Una invece poco conica con una sezione più cilindrica, produrrà una azione che si avvicina al parabolico privilegiando sicuramente la potenza. Mentre il primo tipo ha dei grossi limiti poichè non si riesce a sfruttare al meglio l’attrezzo, il secondo possiede una sua collocazione per quelle canne più lunghe 9′ in su, in cui privilegiando la potenza saranno collocate per pescare pesante come lucci, black ecc. Per le canne corte fino ai 7′,6”, per la moderna tecnica oggi utilizzata, questo secondo profilo non è certo il massimo. Quindi riassumendo canne corte fino al massimo 8′ azione di punta che tende ad essere progressiva e cioè a curvarsi verso il pedone quando aumenta il carico, per quelle canne più lunghe, dagli 8′ in su progettate per lanciare code più pesanti, un azione forse tendenzialmente parabolica in cui si privilegia la potenza. Un altro elemento di cui si deve sempre tenere presente sono le vibrazioni che una canna produce e che vengono rilevate in fase di lancio nella coda di topo sotto forma di onde più o meno accentuate. Il tutto ruota sempre intorno alle componenti che fin qui abbiamo trattato, ma in particolar modo questo elemento è legato alla bassa qualità del materiale oltre che ad una errata conicità. Comunque le vibrazioni si vengono inevitabilmente a creare in fase di lancio e le canne migliori sono quelle nelle quali non vengono rilevate sotto forma di onde più o meno accentuate. Le vibrazioni peggiori che fanno di una canna un attrezzo poco valido, sono quelle che si vengono a generare nel pedone della canna che inevitabilmente andranno ad interferire, anche pesantemente, nella azione ma ancor di più nella rapidità.

Progettare una canna da mosca non è facile. Per prima cosa è necessario essere convinti che la canna da mosca non è una cosa inerme come a prima vista potrebbe far pensare, ma in effetti è un attrezzo ‘vivo’ che possiede per così dire una sua anima. Questa specie di ‘vita’ che l’attrezzo nasconde in se, viene studiata e progettata a tavolino con tanto di calcolatrice e diagrammi delle curve e delle sezioni. Come per tutti gli attrezzi soggetti a reagire a determinate sollecitazioni o meglio dire a carichi, anche la canna da mosca deve, per poter avere i giusti equilibri e per poter opporsi con le giuste forze reattive, avere le giuste proporzioni e sezioni per tutta la sua lunghezza. Senza scendere in particolari che sicuramente potrebbero essere fonte di confusione, diciamo che il progettista deve presentare al costruttore una serie di dettagliati schemi anche molto particolareggiati come il diagramma delle sezioni, quello delle curve sotto carico nonché il profilo delle conicità. Non sempre, anzi quasi mai, al primo prototipo prodotto si ha quello che si voleva, un pò perchè il progettista non ha tenuto conto di qualche particolare che non gli ha prodotto il risultato voluto, un pò per colpa del produttore che a sua volta non ha seguito al meglio le direttive. Dopo ulteriori modifiche e conseguenti prove, si arriva al prodotto ottimale che verrà poi messo in produzione.

SCELTA DELLA CANNA.

Acquistare una canna da mosca può essere un impresa. Non penso di dire un eresia nell’affermare ciò, poichè anche i ‘vecchi’ pescatori a mosca a volte si trovano terribilmente confusi se acquistare questa o quella canna. Come dicevo all’inizio, la difficoltà nello scrivere di canne da mosca non è in relazione ai dati tecnici che più o meno abbiamo enunciato, ma nel personalissimo giudizio che ognuno ha di un attrezzo. Le famose sensazioni che si hanno nel provare una canna date di conseguenza ai vari temperamenti personali, fanno poi pendere il giudizio positivamente su un attrezzo piuttosto che in un altro. Però anche questa tesi ha i suoi limiti poichè se è vero che una canna va anche scelta in base alle sensazioni che riesce a darci, è altrettanto vero, e questo è molto più importante, sceglierla non solo diciamo così limitandoci all’emotività ma in particolar modo in relazione allo stadio attuale del lancio. Tempo fà si diceva che la canna doveva essere scelta in relazione al carattere del pescatore e cioè calmo e quindi canna lenta, nervoso canna scattante ecc. il che voleva dire non considerare affatto l’aspetto pratico cioè il lancio. In altre parole visto e considerato che ormai il lancio si è evoluto moltissimo e che la maggior parte dei pescatori chi più chi meno lancia con una impronta ben precisa, si dovrebbe essere in grado di scegliere l’attrezzo in relazione al livello, chiamiamolo così, di lancio che in quel momento si possiede. Discorso questo molto calzante per il principiante ad esempio il quale dovrebbe scartare tutte quelle canne troppo morbide o troppo dure fino ad arrivare, evolvendosi con il lancio, alla scelta di un attrezzo tale da consentirgli quel qualcosa in più che con un altra canna raggiunge con un po di difficoltà. E’ questo per certi versi il momento in cui si riesce ad apprezzare al meglio le caratteristiche di una canna anche se, come ripeto, non tutti i pescatori approfondiscono questi concetti.

Scegliere una canna dunque più spesso di quanto si pensi non è cosa facile. Se si è avuta la fortuna di provarne alcune magari di amici, si può andare al negozio con le idee più chiare, ma se questa possibilità non può essere sfruttata, allora il rompicapo inizia davanti al banco del negoziante. Provare le canne senza coda non serve a nulla, al massimo ci si limita a sentire se queste sono rigide o morbide. L’ideale sarebbe poter verificare con più di una coda la risposta vera al lancio che queste danno. Come dicevo prima quando si compra una canna montata spesso si rivolge più attenzione ai particolari costruttivi che alle caratteristiche tecniche della canna. Questo è sicuramente una componente importante ma secondo me va valutata solo dopo aver selezionato la canna e considerata valida per il nostro lancio. Molto meglio in questi casi rivolgersi verso un buon grezzo. Si deciderà poi come montarlo e se proprio si vuole dare quel pizzico di personalità si agirà autonomamente. In questo caso si unisce l’utile al dilettevole risparmiando e provvedendo a montare la canna al meglio. Tornando al grezzo, dopo averne verificata la validità con uno già montato, andranno viste alcune cose. Per primo la sua integrità e cosa molto importante, la sua linearità di vetta. In giro ci sono una miriade di grezzi con le vette storte o a serpentina. Se la cosa non è particolarmente evidente può anche passare ma se questa dovesse essere esagerata, quel grezzo va scartato. Una volta acquistato il grezzo e scelti i componenti che più ci piacciono per montare la canna, va come prima cosa trovata la ‘spina’. La spina, che hanno tutti i grezzi, non è altro che una sezione longitudinale più resistente della canna in cui il materiale per ovvie ragioni si sovrappone. Nel montaggio della canna questa linea ‘latente’ va assolutamente trovata poichè sarà la base per montare gli anelli.

Esistono un paio di teorie per il montaggio degli anelli, e cioè quella che dice che questi devono stare sulla spina e quella che dice ilCanne da mosca contrario e cioè alle sue spalle. La prima, ovvero sulla spina e che è poi quella più utilizzata, asserisce che essendo la parte più rigida in avanti, si predilige la spinta in avanti, mentre la seconda predilige la spinta all’indietro. Queste due teorie hanno la loro validità entrambe, solo facendo delle prove si potrà scegliere se adottare l’una o l’altra. Per trovare la spina basta tenere il vettino con la mano sinistra e con la destra piegare la base dello stesso e farlo ruotare a destra e a sinistra su un piano come un tavolo. Nel momento in cui ci sarà la spina sentiremo un piccolo scatto o meglio un irrigidimento della struttura. Per i componenti il montaggio fino agli 8′, è preferibile montare un calciolo porta mulinello ad anello scorrevole con impugnatura a mezzo sigaro per non appesantire troppo la parte bassa della canna, mentre per misure più lunghe va bene il calciolo con bloccaggio del mulinello a vite, dal momento che anche quest’ultimo è più pesante. Per le potenti 9’/9,6” che lanciano code di topo del n. 8/9 e’ preferibile assemblare l’attrezzo con una impugnatura che possiede la prolunga di supporto sottostante che tornerà utile fronteggiando grosse prede.

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