LUCCI a Settembre

Marco

Marco

E finalmente arriva il tanto atteso e consueto sabato di pesca…già dopo una lunga e pesante settimana di lavoro passata a girare come una trottola, è giunto il momento di affilare gli ancorotti e tuffarsi nella goduria immensa di una bella pescata a spinning dalla mia “tazza” personale. (sarebbe una barchetta un po male andata)
Ore 04.00, tutto è pronto; destinazione Lago di Bracciano versante nord orientale. E’uno dei monumenti naturali più belli di cui possiamo vantarci qui nel centro Italia (e non solo). Bracciano è un lago di origine vulcanica, con una profondità media di 80 mt c.a che raggiunge nei punti più profondi anche 230 mt. c.a.

Francesco Iapaolo

Francesco Iapaolo

Questa mattina porto con me un ospite speciale: Francesco Iapaolo. Francesco viene da Campobasso ed è un esperto conoscitore delle zone della Val Biferno e del Matese (Molise) che questo fine settimana è in visita a Roma. Anche lui è un appassionato come me di pesca con le esche artificiali, ma la sua passione è soprattutto per la Mosca. Bhè oggi però andiamo a caccia di “polpettoni grossi”, cosi porto con me l’essenziale artiglieria pesante! già perchè la mattina è bigia, il cielo è coperto e soprattutto… non c’è vento!!!
Ore 05.15. Arriviamo in riva al lago e lo spettacolo è scontato; solita quiete, superficie piatta e un leggero venticello che annuncia l’inizio di una nuova aurora. La mitica tazza è li che ci aspetta per un’altra “avventura”. Bhè ragazzi diciamo “avventura” perchè ogni volta che si torna a riva da una giornata di pesca si svuotano ettolitri di acqua…
Lago di Bracciano Fervono i preparativi e ci affrettiamo a slegare le cime che tengono la barca al carrello per salpare il più presto possibile. Vogliamo essere in acqua prima che sorga il sole, così cominciamo a trascinare la pesante “tazzona” verso la riva. Arrivati in prossimità dell’acqua mi tolgo scarpe e calzoni, così provo a mettere i piedi a mollo per sentire che aria tira… Me la rischio lo sò, sicuramente qui dove l’acqua è più bassa sarà freddissima. Vi starete chiedendo..entri scalzo e mezzo nudo in acqua a quell’ora?? ma gli stivali non ce l’hai?!?!? Eccome !!, ma me li sono dimenticati a a casa…sapete com’è la fretta di andare a pesca no? sicuramente mi comprenderete. Bhè, con enorme stupore stavolta l’acqua è calda già dalla riva e penso che stavolta mi è andata di lusso…
Intanto Francesco sale subito in barca e si siede a poppa (lui gli stivali li ha portati), mentre io spingo lo scafo verso l’acqua più alta…cacchio penso io, finalmente si salpa. Comincio a pompare sui remi, qui la trazione e umana e a noi ce piace remà..
Come mio solito mi porto subito ad una cinquantina di metri da riva e li mi fermo a montare canne e terminali. Stamattina il sole e la luce si faranno attendere un pò più del solito. Il cielo è coperto, non piove per fortuna e tutto ciò è a nostro favore. Prendo il mio mulinellaccio da guerra dallo zaino. Entrambi montiamo trecce shimano da svariate libbre, ma io oggi voglio provare un terminale nuovo.
La scorsa settimana i fratelli Pinna (pescatori anche loro e miei carissimi amici) mi hanno regalato gli ultmi 20 mt di una bobbina per lenze da tonni…bhe che ve lo dico a fare qui si tratta di nylon esaggggeratissimo. Quindi ecco come mi organizzo: Canna a due pezzi da 2.40mt, treccia shimano e finale in nylon del 100. Bene, visti i nuvoloni intorno a noi direi che sceglierò di montare un bel pezzettone di rame ondulante da 30 gr. Francesco sceglie di andare con il consueto terminale in acciaio e una pala nichelata da una quarantina di grammi. Ora siamo pronti davvero, abbiamo ancora pochi metri sotto le nostre chiappone, cosi scegliamo di portarci subito in zona calda. Prendiamo la direzione del paese di Trevignano Romano (solo la direzione) fino ad accostarci ad una punta che molti pescatori della zona conoscono bene…già li c’è uno “scalino” famoso che a pochi metri da riva scende e si abbissa parecchio di svariate decine di metri. Direi che mettersi a cavallo di questo burrone è una buonissima idea. Così, lello lello, me la remo fino al punto prestabilito.Foto dalla barca
Francesco ha già iniziato a frustare al sua treccia, il suo lancio è preciso; sembra di sapere il fatto suo. E’ la prima volta che viene a pescare qui ed il posto è cosi bello che lo fa stare fuori di se.
Intanto intorno a noi si alza il sipario di un nuovo giorno. Sono le prime luci dell’alba. Soffia una leggera brezza di vento, si alzano anche i primi gabbiani e inizia a svolazzare qualche gallinella d’acqua tra le cannucce in cerca di cibo. E’ ora che inizio a pescare anche io penso, Così mi alzo in piedi e salgo sulla tavolozza di legno dove solito poggiare le natiche. Primo lancio, voglio capire quanta acqua ho sotto i miei piedi. Il palettone vola via lontano a una ventina di metri dalla barca, scroscia sulla superficie piatta del lago e inizia la sua prima discesa. Conto una decina di secondi prima di sentirlo toccare il manto erboso del fondale. Bene, chiudo l’archetto ed inizio a spinnare con leva del mulinello, ora so quanto dovrò aspettare per i proissimi lanci prima di iniziare il recupero della lenza. Ricarico e parto subito nello stesso punto, ora si inizia a fare sul serio. Poco prima di toccare di nuovo il fondo blocco e strappo, inizia il recupero. Neanche 5 giri ed ecco il primo “Lucchio” afferrare l’esca. Alla seconda botta parte la mia stoccata. “Che botta di CULO!!” (penso io ). “Al secondo tiro già vai a segno!!!” dice Francesco.
Ma la resistenza di questo pesce è un pò deboluccia, arriva sotto la barca un esemplare di 25 cm circa…poco più di un portachiave….mi affretto a liberarlo senza recargli alcun danno. Intanto si becca una foto e una pacca sulla testa. “ci rivediamo quando metti su un bel pò di panza”…
Vabbè, almeno io ho “scappottato” penso. Parto con il terzo lancio, stavolta la direzione và parallela al gradone. Il palettone ramato scende e si inabissa di nuovo ma ad un certo punto succede quello che ogni pescatore e lucciarolo come me aspetta sempre. Mentre il filo scivola dolcemente dalla bobbina del mulinello seguendo la discesa dell’esca, d’un tratto aumenta velocemente. Capisco che qualcosa ha abboccato mentre il palettone scendeva. Chiudo l’archetto e ferro la canna. Si fa per dire, la canna si inchioda, e dalla mia bocca parte un’esclamazione: CAZZO!!!!!!
Francesco si gira, guarda me, guarda la canna piegata allo stremo ed anche lui esclama qualcosa in dialetto molisano. Recupera frettolosamente la sua canna, capisce che stavolta la fortuna mi ha investito in pieno. Inizia la lotta con un pesce che ancora non svela la sua sagoma, ma tira con un vigore e una grinta da vero luccione!!!! IL cuore mi va in gola, tolgo l’anti-ritorno al mulinello, la frizione è strettissima, non voglio dargli tregua stavolta. Tira come carattrezzi tanto da portarci a spasso per qualche metro, cerco di rallentare la sua fuga girando all’indietro la leva. Non lo riusciamo a scorgere, la canna scricchiola e le sue fughe sono sempre piu decise. Non cedo, la frizione non la apro, voglio che si sfianchi fino a che non venga a galla e mostri ll fianco. Finalmente dopo più di 2o minuti di rimorchio pinnato, Il luccione ci passa sotto la barca. Lo vediamo cazzo lo vediamo, è immmensooooooo!!!!!! Mi tremano le gambe, se mi si stacca proprio adesso penso che levo i tappi alla barca e la mando a picco…

Stavolta viene su, mostrando il suo bel pinnone posteriore e scodando come un matto.

Luccione

Qui bisogna prendere il raffio!! Francesco lo prende di corsa e si avvicina al bordo pronto a catturarlo. Cero di avvicinarlo, ma ragazzi quanto pesa!! non viene e riparte ancora. Passerà tre volte sotto di noi cercando di inabissarsi, ma alla fine stremato cede. La lotta è stata durissima anche per me, ma la gioia una volta issato in barca è stata immensa. Il silenzio e l’equilibrio della natura viene rotto dalle urla di felicità di due pirloni come noi. Erano passati più di 2 anni dall’ultimo big di questa portata. Non resta che cercare di slamarlo, ma il capoccione non si calma e si attacca allo zaino di Francesco (per fortuna non alla sua caviglia) e non lo molla. Dopo vari tentativi riesco a fargli mollare la presa, prendo una vecchia ciabatta e gliela ficco tra i dentoni. Finalmente riusciamo a togliere il palettone dalla bocca. Wow che fatica, ma finalmente possiamo fotografarlo. Prendo il metro e lo misuro, un esemplare magnifico, 104 cm x 7.750kg di peso.

Lo stress e la fatica scoppiano in urla di gioia che rompono il silenzio. Sulla barca è il delirio e la pazzia pura, sembriamo due scemi appena usciti dal manicomio… Probabilmente ci avranno sentito fino a riva e a qualcuno avremmo pure spezzato il sonno….

Luccio piccoloSono le 07.00, abbiamo ripreso a pescare (anche se per quanto mi riguarda sono apposto così direi). Ci siamo spostati circa un miglio più più a Est. Francesco vuole dare il suo contributo pescando qualcosa anche lui, ma come si suol dire…”piove sempre sul bagnato”, e la fortuna bacia ancora me..un’altro luccetto si attacca alla mia lenza e siamo a tre! Ma ecco che finalmente anche a lui abbocca qualcosa. “ERA ORAAA”, esclamo io, possibile che sei così sfigato??? Così anche Frà si gode il suo pescetto, portandolo dolcemente sotto la barca. La giornata si può concludere qui, dolcemente si rema verso riva.

Ore 10.00 Cominciamo a rientrare. Luccio piccoloOggi è stata una pescata incredibile di quelle che rimarranno impresse nei nostri ricordi per sempre. La fortuna ci ha aiutato non si può certo negarlo, ma grazie anche alla tenacia (siamo qui tutti i fine settimana….) e alla costanza alla fine anche questa volta il nostro BIG è arrivato.

Alla prossima pescata!!

About Marco